Gli auguri di Jade: due cuori grandi.

Postato il Aggiornato il

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By Jade

Quando il cuore ti viene toccato è un attimo: si apre all’amore, ti cambia la vita non si torna più indietro e inizia un percorso a cui eri destinato.
Succederà all’improvviso, vedrai quegli occhi, saranno loro a sceglierti, diventerai il loro angelo. Un angelo dal cuore grande, di quelli che fanno tanto e agiscono a casa loro e con i mezzi che hanno e che possono.

Loredana
Ho iniziato ad aiutare gli amici a quattro zampe per caso: ero in un negozio di animali, la proprietaria era furiosa perché le avevano portato un cane a lavare al mattino, stava chiudendo, e nessuno era venuto a ritirarlo. “Dovevo capirlo”, sbraitava, “era troppo pulito devono aver provato a mollarlo anche ad altri ma gli altri chiedono un documento non sono scemi come me!!!”… Il “tipo troppo pulito” la guardava con la testa bassa, immobile in un angolo della sala di toelettatura, cercando di farsi ancora più piccolo di quanto fosse. Quello spinacino biondo, con quel grande naso nero in mezzo a tanto pelo arruffato e due occhi intensi come tutta la tristezza del mondo, non era un cucciolo: avrà avuto un paio d’anni, abbastanza per capire di essere la causa del malumore di quegli umani di cui lui si era sempre fidato. E continuava a farlo, povero amore, fra un urlo e l’altro della proprietaria del negozio lui guardava speranzoso la porta e nei suoi occhi c’era chiaramente scritto “Verranno a riprendermi, ne sono certo”. Io intanto stavo finendo le mie compere e assistevo alla scena: felice proprietaria di un cane altrettanto felice, non riuscivo a capire come qualcuno potesse disfarsi di un amico così prezioso come un cane. Quando la sentii che stava cercando il numero del canile perché lo ritirassero non esitai un attimo: “Non chiami nessuno, lo prendo io”. Quel giorno tornai a casa con una spesa un po’ più grossa del previsto, il mio cagnone guardava perplesso questo profumatissimo ospite peloso non sapendo che sarebbe stato il primo di una lunga serie di cani abbandonati che sarebbero passati da casa nostra per andare verso un futuro migliore.
Lo chiamammo Rufus, restò con noi un mese durante il quale era il cane più felice del mondo. Poi gli trovai una bella famiglia e i suoi umani hanno continuato a ringraziarmi per anni per avere regalato loro questo piccolo angelo con la coda.
Dopo tanti anni, e dopo centinaia di cani aiutati come Rufus, ancora mi commuove assistere al miracolo di un incontro, e ancora il cuore mi straripa di gioia quando penso che, proprio e solo grazie al mio impegno, gli occhi profondi e innocenti di un cane invece che spegnerai dietro le sbarre di un canile, possono specchiarsi in quelli altrettanto degni del suo più grande amico umano.
Da vent’anni dedico del tempo ad aiutare gli animali abbandonati, lo faccio in tanti modi quando è come posso: di solito a casa nostra c’è sempre qualche ospite in stallo. Resta con noi il tempo necessario affinché si riprenda o riacquisti fiducia in se stesso e poi, quando è pronto e trovo una bella famiglia, lo affido con grande gioia perché so che non ha più bisogno di me, va verso un futuro migliore e io posso aiutare un altro piccolo sfortunato angelo a quattro zampe a rinascere.

Alessandra
Di storie potrei raccontarne una montagna, ma ti racconto la storia di
Valentino un cucciolo che, 25 anni fa, è stato buttato in un cassonetto. Era pieno inverno, aveva ancora il cordone ombelicale fresco e, quando me lo portarono, la sua temperatura era al di sotto dei 36 gradi. Un esserino microscopico e gelato e io, che allora non avevo lampade riscaldanti, per prima cosa lo misi sotto i miei vestiti a contatto con la mia pelle nuda. Valentino non aveva nemmeno la forza di piangere, non mangiava e quindi per tre giorni gli diedi il latte goccia a goccia.
Mi ero costruita un marsupietto per tenerlo sempre con me, a contatto con la mia pelle, ero stremata e Valentino non sembrava reagire. Anche il mio
veterinario di allora cominciò a parlare di eutanasia, ma ormai lui e io eravamo una cosa sola e non ne volli sentir parlare: gli parlavo, lo accarezzavo continuamente per stimolarlo finché una notte… Iniziò a succhiare da solo! Eravamo sulla buona strada: mangiava da solo, gli preparai una cuccetta con la boule dell’acqua calda, iniziava a crescere.
Ho svezzato tantissimi cuccioli, ma con Valentino c’era qualcosa di diversi, ci legava un filo invisibile. Una notte stavo dormendo e lui, come al solito, era in bagno nella sua cuccia. Mi svegliai da un incubo, svegliai il mio ragazzo dicendogli che le formiche mi stavano soffocando. Lui cercò di tranquillizzarmi dicendomi che nel letto non c’erano formiche… Lo guardai, mi alzai di corsa ed andai in bagno da Valentino: era lui pieno di formiche!!! Da quella volta capii che quel filo invisibile che ci legava era una cosa reale. Valentino crebbe sano, forte e felice di vivere: a 40 giorni la sua nuova “mamma umana” lo portò in quella che sarebbe diventata la sua casa per quasi 17 anni. Tutte le volte che mi incontrava correva da me e mi riempiva di leccatine, io ero felice.

Sono entrata come volontaria in un rifugio per cani a 12 anni, a 14 marinavo la scuola e andavo al canile sanitario dove ancora i cani venivano uccisi ogni tre giorni: sceglievo quelli che dovevano morire, pagavo il bollettino e li portavo a
casa, dove i miei genitori – non proprio felici – mi permettevano di tenerli in attesa di trovar loro padrone.
A scuola perfino le bidelle, quando trovavano qualche piccione caduto dal nido, avevano imparato a raccoglierlo, metterlo in una scatola e consegnarmelo a fine lezioni.
Cani, gatti, piccioni, ricci: qualsiasi animale bisognoso arrivava nella mia vita. La prima uscita col mio attuale marito l’abbiamo fatta in quattro: lui è io e due gattini di una settimana che stavo allattando e che sono venuti a cena con noi.
La mia fortuna è di avere un marito che non mi dice mai di no: anzi, siccome io non guido, se qualcuno mi chiama per un’emergenza, è sempre pronto a scarrozzarmi a destra e a manca.
Ho 42 anni e vivo con un marito, un figlio di 8 anni, sei cani, una gazza ladra cieca, cinque piccioni
che non possono più volare, cinque pesci rossi, due canarini, due cocorite e due tartarughe da terra.
E capita che la famiglia aumenti all’improvviso quando qualche cucciolo col pelo o con le piume arriva a casa mia. Tante volte penso a quanto mi piacerebbe dormire fino a mezzogiorno o a fare un bel viaggio: poi, scaldo un biberon per il cucciolo di turno o vedo l’aluccia di un piccione che pigolando mi riconosce come la sua mamma, e penso di essere la persona più ricca del mondo. Quando non riesco a salvare qualcuno dei miei piccoli soffro tantissimo, vorrei mollare tutto. Poi, il cellulare suona nuovamente e si ricomincia!!!

Io, Jade, non ho fatto nulla.
Ho solo mandato due mail ad Alessandra e a Loredana chiedendo loro di raccontarsi. Nel giro di neanche un’ora mi hanno risposto. Ho pensato subito che loro queste storie ce le avessero lì pronte da sempre per essere raccontate. Ho pensato che per questi due angeli è Natale ogni qualvolta incontrano due occhioni bisognosi, ogniqualvolta li lasciano andare felici. Perché fare del bene fa bene, scrive come oggetto della mail Loredana, e il mio augurio a tutti è di avere la fortuna di essere toccati nel profondo e di essere scelti per amare. Non è facile, ma io ve lo auguro: e allora sì che sarà un Natale felice e vero.

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