Avviso: se qualcuno mi invitasse a C’è Posta per Te, io non accetterei l’invito. Grazie! 

Postato il Aggiornato il

By Lamanu

heart

Sono incappata per caso (lo giuro) nell’inizio di quella miseria di programma C’è Posta per Te che, devo essere sincera, nell’idea potrebbe anche essere carino visto che amavo alla follia Stranamore perché amavo Alberto Castagna con quei super baffoni, e mi pare  siano simili come concetto. Ma, C’è Posta per Te, ha quel qualcosa di “latte alle ginocchia” misto “napoletanata alla Gigi D’Alessio” con una spruzzatina di “baccanata da bassa veronese”. Insomma: una schifezza pazzesca!

Ma non è questo il punto.  Il punto è che la prima storia (ho guardato i primi 10 minuti per cui magari è finita a pugni in faccia) aveva come protagonisti due giovani sposati. Poveri, lei malata pesantemente e lui brutto come il peccato. E già qua l’istinto di cercarti la safena e tagliartela per il lungo è molto forte.

Vivono in un monolocale a Parigi che lei ha arredato tutto in rosa e se prima uno poteva avere istinti suicidi, ora vomita.

Lui la porta in questo programmone per rigiurarle davanti alle milioni di persone che, come me, sono davanti alla tv (alcune speranzose, altre commosse, altre impietrite ed altre con la colite) che la amerà anche quando sarà su una sedia a rotelle.

Ecco, a parte che se mio marito mi portasse in tv per dire a tutta Italia che ho la sclerosi multipla gli darei fuoco.. eccheccazzo dai… spiattelliamo le miserie in faccia a tutti.

Ma siccome, in fondo (ma molto in fondo) al cuore sono una romantica, ho pensato che c’è gente che si ama proprio tanto eh.. sticazzi.. amarsi con tutte quelle sfighe incredibili non deve certo essere una passeggiata di shopping con la  Centurion di American Express. E invece questi due, tra le lacrime, si dicevano che avrebbero vinto il guinness dei primati da quanto si amavano.

E quindi mi son detta: anche io ho amato credendo che nessuno al mondo amasse così tanto ma è un po’ come il giorno del mio compleanno, forse. Quando penso che tutto il mondo si svegli pensando: ecco è il compleanno della Manu oggi, ma non solo le persone, anche gli alberi e gli insetti credo abbiano voglia di festeggiarmi (a volte il mio ego è un tantino ipertrofico, probabilmente), ma in realtà, nessuno mi ferma per strada per farmi gli auguri e nessun topolino mi cuce un abito come a Cenerentola.

E mi sono chiesta se tutti ,quando amano tanto, pensano di amare più di chiunque altro, se questo pensiero lo facciamo tutti insomma. Ed alla fine è un bel pensiero da fare e da dedicare a chi amiamo, anche se magari poi finisce perché, anche esistesse un misurometro dell’amore e ci fosse un primo classificato, magari un giorno anche lui si sveglierebbe e non amerebbe più (un po’ come Baricco in Novecento che dice: “quando ti svegli un mattino e non la ami più. Fran.”). Perché non è scritto da nessuna parte che un amore, pur essendo incommensurato, sia per sempre, no?

Per correttezza bisognerebbe dire: “ti amo più di quanto chiunque altro ami nel mondo, ADESSO! Speriamo anche domani e che Dio ce la mandi buona.”

Ecco questa è la più reale ed onesta dedica d’amore che vorrei ricevere, magari non davanti a Maria De Filippi. 

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’é una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce  E’ una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave”. Ci rimasi secco.”

Tratto da Novecento. Alessandro Baricco.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...